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Quando te ne andrai sarà come la pioggia
e poi arriverà la pioggia
a mettermi con le spalle a terra
a tenermi fermi i fianchi
a scivolarmi tra le cosce
a guardarmi con la stessa malinconia
che dà l’amore quando è amore, proprio nel modo in cui è.
“Uscì fuori nella luce livida, rimase lì in piedi e per un attimo vide l’assoluta verità del mondo. Il moto gelido e spietato della terra morta senza testamento. L’oscurità implacabile. I cani del sole nella loro corsa cieca. Il vuoto nero e schiacciante dell’universo. E da qualche parte due animali braccati che tremavano come volpacchiotti nella tana. Un tempo e un mondo presi in prestito e occhi presi in prestito con cui piangerli”
Le sette e trenta del mattino e sono in piedi da un po’. Vado di fuori, lì in terrazza. E guardo il mare.
È di un blu tenero, appena sveglio. Bassi volano tre, forse quattro gabbiani. Forse più. Bianchi. Che a tratti svuotano l’azzurro del mare. S’intrecciano nel volo. Non riesco a contarli.
Il corso principale è ancora addormentato. Poi di corsa uno, due tre ragazzi. Dietro di loro una ragazza. I capelli lunghi sciolti. Corrono. L’ultimo autobus per andare a scuola è già lì, alla fermata. I passi impattano sull’asfalto con forza. Hanno il rumore di un giorno appena scartato dal buio.
Il mondo è in ordine. Read the rest of this entry »
“Terremoto”, questo il titolo di un post firmato da Franco Arminio su Nazione Indiana nel giorno in cui ricorreva il ventisettesimo anniversario di quell’evento devastante che colpì una vasta area del Sud-Italia. Read the rest of this entry »
Poi il sole cala e mi rassegno alla luce delle lampadine,
alla ruga che mi corrode la faccia, alla sensazione che presto
sarà un buio senza trucco.
Sono le cinque. Gli appuntamenti quando scadono
non lasciano sbavature di rossetto, sfumature di ombretto. È tempo adesso. Read the rest of this entry »
È stato poco più di un anno fa che un amico mi ha chiesto di dargli una mano nella traduzione del sito di Walter Rosenblum, ed è stato così che ho ripercorso a grandi linee la vita e l’attività di questo fotografo che non conoscevo fino ad allora. Ma come accade a volte, finita la traduzione, di tutto quanto mi era rimasto solo qualcosa riposto in qualche meandro della mente.
È stato poi del tutto fortuito che qualche giorno fa io abbia imboccato Via Zebedia invece della traversa che di solito percorro per deviare da Corso Italia verso Via Torino a Milano.
Prendo decisioni ogni momento.
Decido se uscire,
o se starmene seduta di fronte alla finestra a fissare il vuoto,
se inventarmi delle storie,
o guardare il vetro che s’appanna
al solo tocco del silenzio,
se inseguire con lo sguardo
una macchina che passa,
o seguire con un dito la venatura della sedia,
se appoggiarmi al tavolo in cucina
e aspettare che sia pronta l’acqua per il tè
o invece chiudere gli occhi
e perdermi in qualche fottuto sogno che sarà,
se scrivere una lettera,
se farmi rodere dall’odio,
o provare amore
se immaginare che sia un angelo, e non l’autunno,
a mettere scompiglio fra le foglie
se fare invece una telefonata
se ficcarmi in qualche guaio
se accettare l’invito per un aperitivo figo
se scrivere qualche verso, se imprecare,
se dire -ti amo-
o bestemmiare,
se mentire – ciao, a domani-
sì, io passo il tempo
solo a dividere il tempo dal tempo
anche quando dormo, e non decido niente
(All’Isola)
Piume
Nelle città nuove
si arriva da sconosciuti
bambini implumi
nudi in una promessa di volo.
A sera il quadrato giallo di un lampione
si sfrangia negli ulivi
e fra le crepe dei vecchi muri.
Poi, nella bava di silenzio
S’ incide un segno largo sulla pelle.
Suoni. Voci.
Piume.
Sto camminando in una città che non è la mia. È strano che un pensiero così semplice venga lasciato andare sempre con noncuranza. Di solito ce ne liberiamo in fretta, così come facciamo di un’idea fastidiosa che non ci serve a nulla. È altro quello che vogliamo, allora ce ne allontaniamo allungando il nostro passo pesante. Noi abbiamo sempre quest’ansia di conquista che ci trascina via dal punto esatto dove nascono le emozioni.
Invece accade spesso che in questa situazione io mi senta addosso un senso di leggerezza. È un soffio che spinge verso l’alto e sembra sollevarmi per riportarmi ad un altro inizio. Il corpo prende un’altra forma, ridiventa un embrione a cui viene offerta l’opportunità di un’altra nascita. È come se la mia vecchia crosta si crepasse e dalla fenditura si liberasse una creatura alata.
La chiave di lettura del mondo si ricompone in una nuova combinazione. La vista fa una pausa. Un attimo prima sono cieca, un attimo dopo, in un lampo, tutto esplode in un’ottica misteriosa e inesplorata. Scopro che sulle cose si è formata una intricata impalcatura, appigli invisibili, nuove altezze da cui mi sembra che io possa spiccare il volo verso qualsiasi orizzonte. Le sento per davvero quelle ali, ne sento il taglio fresco sulla schiena e ne sento la forza e mi prende il desiderio di andare a velocità folle incontro al vento, e scegliere di diventare la sua avventura. E ho dentro come una sensazione che tutto ciò a cui sto avvicinandomi possa spalancarsi di colpo, spogliarsi, e apparirmi in qualche modo diverso, ed io a mia volta apparire diversa al suo sguardo, allo sguardo degli altri.
Sono a Milano oggi. Read the rest of this entry »
Quando mi dici che tutto è fermo,
troppo-perfino per sognare che quest’istante non sia vero-
fingo per te una finzione di sogno
Lascio l’aria tingersi d’aria su di me e sul mondo
ed entro nel tuo sogno ad occhi aperti.
Tu rimani a guardarmi, come da un altro lato del tempo
guardi la luce cadere
e rimanere sospesa
e io lì stesa, tesa
tua, come un sesso innocente
che lego il tuo sogno al sogno dei boschi
come un filo di luce sul rumore del vento
finché tutto per te
dentro e fuori di qui ritorna in movimento
Mi piace esserti così
mentre ti somiglio nel tuo abito bianco
anche tu pagina incompiuta
che prendi volto nel riflesso del mio volto,
e poi svanisci al segno a matita dello sguardo,
al pensiero della voce, al passare dei sensi.
Ti sono come quando tutto si chiude
nel sonno di un silenzio trasparente
e tu come me resti traccia invisibile, ferma
in un Oriente di colori che continua
in questa tua assenza





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