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In un altro stupro del tempo, nella chimica di un altro luogo
io suonavo il sax
mi ubriacavo e liberavo il corpo e il suo suono
rimboccavo la notte a noi vivi ancora in cerca di una vita
la solitudine era un bebop
e quello che non c’era, era scritto nel palmo della mano.
All’alba chiudevo le cerniere con un scatto
che rimbalzava sull’ora di vetro dell’ultimo bicchiere.
In quello sputo di luce,
l’ultima nota
l’angustia della strada
e anche quel che restava del giorno
era un sogno fermo ad un semaforo rosso