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Chiamami quando smetterai di smuovere l’autunno

in questo carnevale di foglie,

nell’illusione che l’inverno sia solo un’invenzione.

A questo raggio spoglio che cade sulla messa in scena

non credo più che sono giorni ormai.

 

Rien  ne va plu,

i giorni rimbalzano sul rosso e il nero.

magritte.jpg

sono l’occhio di pernice

sul tuo abito grigio

minuscolo

fitto

stretto nella trama

senza ombra

mi ripeto all’infinito

così da sembrarti

una sola

tutta

una

uno sguardo solo

un  solo unico grigio

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Ci sono giorni che si compiono in un luogo che non esiste per davvero e tu ci sei dentro. C’è la spiaggia di maggio. Semi deserta come sa esserlo la spiaggia in un lunedì di maggio. E te ne stai stesa sui sassi, che sono appena tiepidi .
Te ne stai lì, con gli occhi chiusi e con un paio di cuffie nelle orecchie e ascolti un po’ di musica, roba soft che leghi a mille cose. A questo giorno che sembra non esistere.
Il volume è basso, ma percepisci i suoni di ogni strumento e anche se di musica non ne capisci niente entri nel gioco, entri silenziosa in quel parlare fra note. In sottofondo c’è lui, il mare.
Non è un rumore , non è un suono, è un richiamo. Allora apri gli occhi perché c’è in quella voce qualcosa che ti seduce, e stesa come sei, davanti a te entra in scena lui.
Lui, lì ai tuoi piedi che quasi ti sfiora, il mare. Read the rest of this entry »

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Mi pongo in mezzo
per farmi attraversare
sono una voce tinta
un fondo di bicchiere
la grammatica di un corpo
sono come se fossi
la brevità di un luogo

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La prossima volta che vieni
sarà come bava di lumaca
io sarò dall’altro lato dell’universo
parentesi chiusa
su una relatività di luce

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Ecstasy

Forse smisi di scrivere
quando scrivere divenne legale
perfino lo spaccio non costituì più reato
e scrivere fu venduto in pillole
in ogni angolo delle strade
niente più coaguli, nessuna incrostazione
a liberarmi le vene dalle parole
bastarono poche dosi
poi scrissi scendendo a patti
con tutte le illusioni

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È un’ora questa che si spoglia
l’estraneità si tende
nel filo sottile
che ossida le onde
in un indizio di voce.
-Sono io-
sono l’amante
chiusa nella roccia
che legge il mare senza un suono

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C’è qualcosa d’ingiusto
in questo rincorrerci
per fermarci sempre
a un passo dal toccarci
è una specie di cancro
che c’ingloba
e ci nasconde
come un seme nella terra
e anche questa pioggia è inutile
e lascia tutto fermo
in una foglia
malata d’indifferenza

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Ripenso alla montagna, alla sua gola
che si apre in un sesso di mare,
alle case ferme in un rivolo stanco.
Sulla piazza il venire delle foglie
smuove l’usura dello sguardo
in un tramonto che strappa il viola dai muri
come un ultimo tenero abbraccio

writing-bl1.jpg

Stanotte non c’è che la tua ombra che resiste al fuoco, e questa parete bianca.
le spalle sono vuote in queste stagioni senza misura:
fa freddo ovunque.

Il freddo ha il suono che sento farsi ampio nelle fessure,
mentre raccolgo la mano che mi passasti nei capelli
il tempo è come tempo dell’amore stanco, quando arriva.
Quando scompari dietro l’angolo che hai costruito chissà dove

le stanze hanno altre stanze, puoi prendere appunti
ora è necessario dimenticare, poi scriverai appunti di me
fermati in qualche nodo della voce, ti saluto,
è necessario dimenticare, per chiudere l’assenza. E così poi

potremo dire che stiamo andando in un’altra direzione.
Il tuo vecchio impermeabile blu è un vuoto che frana questa notte
Chi sono gli angeli adesso? Chi sono i peccatori?
Accarezzami la ruga che ho sulla fronte.
-Ti ho lasciato qualcosa di me
a ricordarti dallo specchio che siamo stati qui -
Siamo stati qui.
- e che sono sempre un’altra che non riesco più a ricordare-

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